Gianduiotto di Torino, quando la storia incontra la bontà
Italia, Torino

17-11-2008

Di Mark Perna
Pochi simboli culinari si identificano con il territorio d’origine come il gianduiotto di Torino. Nato dalla perizia dei maestri cioccolatai piemontesi, questo cioccolatino è diventato un emblema della tradizionale dolciaria italiana conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Questo matrimonio sa’ da fare

Alcuni matrimoni sono destinati a turbolente vicissitudini, altri a gloriosi fasti. Quello tra il cacao e le nocciole delle Langhe è una unione tra le più fortunate e longeve poiché ha dato vita al Gianduiotto. Se al posto della Mole Antonelliana i torinesi si trovassero domani un Gianduiotto probabilmente non protesterebbero perché questo gustoso cioccolatino è un autentico simbolo della città piemontese, almeno quanto il monumento. Non è un caso infatti che le loro origini siano quasi contemporanee: 1863 per la prima pietra della Mole, 1865 per l’avvio della produzione del Gianduiotto.


© Caffarel

Di necessità virtù

L’origine del cioccolatino piemontese è curiosa. Sotto la dominazione napoleonica l’approvvigionamento del cacao era diventato quasi impossibile e costosissimo, mettendo in grande difficoltà la tradizione cioccolatiera torinese. Per continuare a lavorare offrendo al pubblico un prodotto soddisfacente per il palato Michele Prochet e Pier Paul Caffarel presentano, per la prima volta sul mercato, un nuovo tipo di cioccolato, ottenuto impastando accuratamente il cacao e lo zucchero con la famosa nocciola Tonda Gentile delle Langhe, rinomata per la sua qualità.

Il risultato fu talmente soddisfacente che Caffarel affinò il prodotto conferendoli la tradizionale forma a barchetta rovesciata e portando un’ulteriore innovazione: per la prima volta il cioccolatino veniva incartato. Alla sua nascita a questo nuovo cioccolatino venne attribuito il nome “givù”, termine tratto dal dialetto piemontese, che in italiano significa “bocconcino”.
 
Ma l’origine del termine Gianduiotto o Giandujotto  sembra che provenga dal carnevale del 1866, quando un attore vestito da Gianduja (maschera tipica di Torino) ebbe l’idea di regalare alla folla i famosi cioccolatini. Questo gesto contribuì a conferire al prodotto un valore simbolico, incarnando lo spirito tipico del personaggio carnevalesco, tenace, caparbio e concreto, come a dire “se il cacao scarseggia non importa, noi torinesi sappiamo andare oltre e non ci fermiamo davanti a nulla”.


© Guido Gobino

Ingredienti controllati e perizia artigianale

Il Gianduiotto di Torino è riconoscibile per la sua forma a navicella e viene prodotto per estrusione, cioè colato direttamente su piastre senza uso di stampi, con un impasto di consistenza particolare, né troppo fluido né troppo solido, in modo che lo si possa colare nella giusta quantità: non più di 12 grammi a pezzo.
 
Fondamentali sono gli ingredienti: cacao del Centro o Sud America; burro di cacao di pressione; nocciole Piemonte Igp in purezza, tostate, acquistate intere o in pasta, da utilizzare in quantità non inferiore al 25%; vaniglia in bacche, oppure oleoresina di vaniglia; saccarosio ottenuto da barbabietola o da canna da zucchero.
 
Il risultato finale è inconfondibile non solo per la forma, ma soprattutto per il gusto: un cioccolato delicato e profumato di nocciole che si scioglie delicatamente in bocca.

Informazioni

Turismo Torino
Piazza Castello 161, Torino
tel. 011 535181
www.turismotorino.org

Alcuni locali dove assaggiare gianduiotti artigianali
Caffè Baratti & Milano, piazza Castello 27 - Torino
Guido Gobino, Via Cagliari, 15/b - Torino
Peyrano, corso Vittorio Emanuele, 76 - Torino
Stratta, piazza San Carlo 191 – Torino
 
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